Monaldi di Napoli: sicurezza, responsabilità e verità nel diritto alla vita per il Piccolo Tommaso
Monaldi di Napoli: il valore della vita e la sicurezza dei trapianti: oltre la tecnica, il diritto alla verità
Autore: Cav. Avv. Laila Perciballi
Il miracolo di un trapianto di cuore che si trasforma in un incubo logistico non può essere accettato come una tragica fatalità. La vicenda del piccolo Tommaso, il bimbo di due anni sospeso tra la vita e la morte al Monaldi di Napoli, ci interroga su cosa significhi realmente "curare" in Italia. Non siamo solo di fronte a un sospetto errore tecnico, ma a uno scenario inquietante: un organo vitale, giunto da Bolzano, sarebbe arrivato "bruciato" dal freddo a causa di una gestione logistica inadeguata. Se venisse confermato l’uso scorretto di ghiaccio secco a temperature proibitive, ci troveremmo davanti a una ferita inferta non solo a una famiglia, ma all’intero sistema di custodia della vita.
La Legge Gelli-Bianco: la sicurezza come dovere inderogabile
In questo contesto, la Legge Gelli-Bianco (L. 24/2017) emerge come il pilastro fondamentale a tutela del cittadino. Questa norma ha sancito che la sicurezza delle cure è un diritto costituzionale e parte integrante del diritto alla salute.
La responsabilità professionale, secondo lo spirito della legge, non è solo una sanzione riparatoria, ma una prevenzione attiva del rischio clinico. Ogni fase della filiera sanitaria — dal prelievo dell'organo al confezionamento, dal trasporto fino all'impianto — deve rispondere a protocolli rigorosi e rintracciabili. Quando questi standard saltano, a fallire è l'obbligo di protezione che lo Stato assume verso i più fragili. Le indagini della Procura di Napoli per "lesioni colpose" e il coinvolgimento dei NAS sottolineano l'urgenza di verificare se il patto di sicurezza sia stato tradito da negligenze organizzative.
Umanizzazione e trasparenza: il diritto alla verità
L’umanizzazione delle cure non è un concetto astratto, ma si fonda sul dovere di verità. Il coraggio di mamma Patrizia, che veglia il figlio in coma farmacologico, merita risposte limpide. Il consenso informato non termina con una firma su un modulo, ma continua con la trasparenza su ogni criticità emersa durante l'intervento.
Tacere le reali cause di un fallimento tecnico o logistico ai familiari significa infliggere quello che definiamo il "secondo trauma": un dolore che nasce dal tradimento della fiducia riposta nelle istituzioni. Curare significa onorare il legame con la famiglia, garantendo la discovery della verità anche, e soprattutto, quando l'esito è tragico.
Il ruolo degli Ordini e il nodo critico della CCEPS
Perché il sistema di tutela sia efficace, gli Ordini Professionali devono agire come autentici presidi di legalità. Tuttavia, esiste oggi un paradosso normativo che ne depotenzia l'azione: il meccanismo del ricorso alla CCEPS (Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie).
Attualmente, quando un Ordine accerta una grave mancanza e infligge una sanzione, il professionista può impugnare il provvedimento davanti alla CCEPS. Per legge, questo ricorso ha un effetto sospensivo automatico. Ciò significa che la sanzione resta "congelata" e il sanitario può continuare a esercitare, potenzialmente per anni, in attesa di un giudizio definitivo spesso rallentato da enormi arretrati.
È indifferibile una riforma che superi questo automatismo, rendendo i provvedimenti disciplinari immediatamente esecutivi, almeno nei casi di colpa grave. Solo così la funzione ordinistica potrà garantire una tutela tempestiva della salute pubblica, evitando che il diritto alla difesa si trasformi in uno scudo di impunità temporanea.
Una proposta concreta: l’Ufficio di Conciliazione
Per chi vive il dramma della malasanità, la risposta non può essere solo un processo civile decennale. Propongo l'istituzione di un Ufficio di Conciliazione presso ogni Ordine provinciale: un luogo terzo e qualificato dove far incontrare rapidamente la parte danneggiata, i sanitari e le assicurazioni. Attraverso una giustizia riparativa, fondata sul riconoscimento immediato dell'errore e sul risarcimento equo, possiamo evitare che al dolore della perdita si aggiunga l'odissea delle aule giudiziarie.
Cosa fare in caso di sospetta malasanità?
Davanti a casi così complessi, è fondamentale muoversi con precisione legale:
1. Accesso agli Atti: È un diritto inviolabile. Richiedere immediatamente la copia integrale della cartella clinica e i verbali di prelievo e trasporto dell'organo (la struttura deve fornirli entro 7-30 giorni).
2. Perizia Medico-Legale: Incaricare consulenti esperti per valutare il nesso di causalità. Nel caso dei trapianti, la documentazione logistica del freddo è la prova regina.
3. Accertamento Tecnico Preventivo (ATP): Uno strumento per definire le responsabilità in tempi brevi e favorire una conciliazione stragiudiziale con le assicurazioni.
4. Prescrizione: Ricordiamo che la struttura sanitaria risponde a titolo di responsabilità contrattuale, con un termine di 10 anni per richiedere il risarcimento.
In conclusione, la salute non può essere un rischio calcolato sulla base di un risparmio logistico o di una distrazione burocratica. Uno Stato che non garantisce la sicurezza di un trapianto e la verità a una madre sta abdicando alla sua funzione di custode della dignità umana.
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